Diritti dei popoli e diritto internazionale: guida introduttiva

Ritratto seicentesco di Ugo Grozio, giurista olandese fra i padri del diritto internazionale moderno, dipinto da Michiel van Mierevelt nel 1631.

I diritti dei popoli sono uno dei capitoli piu citati e meno spiegati del diritto internazionale. Compaiono nei discorsi politici, nelle risoluzioni delle Nazioni Unite, nelle rivendicazioni di comunita grandi e piccole in ogni parte del mondo. Eppure, se proviamo a chiedere che cosa siano esattamente, la risposta e quasi sempre confusa. Questa guida serve a mettere ordine, partendo dalle basi: che cosa si intende per popolo, quali diritti gli vengono riconosciuti, dove sono scritti e, soprattutto, che cosa succede quando qualcuno prova davvero a farli valere.

Popoli e Stati non sono la stessa cosa

Il primo passo e separare due parole che nel linguaggio comune usiamo come sinonimi. Lo Stato e un'entita giuridica: ha confini riconosciuti, un apparato di governo, la capacita di firmare trattati e di sedere nelle organizzazioni internazionali. Il popolo e una comunita umana: lo tengono insieme la lingua, la storia condivisa, le istituzioni che si e dato nel tempo, la memoria di appartenere a qualcosa di comune.

Nella storia europea le due realta non hanno quasi mai coinciso in modo perfetto. Ci sono Stati che contengono piu popoli e popoli distribuiti su piu Stati; ci sono comunita che hanno avuto istituzioni proprie per secoli e che oggi si trovano dentro confini disegnati altrove. Il diritto internazionale nasce come diritto degli Stati, ed e ancora largamente cosi: sono gli Stati a negoziare, a ratificare, a votare. Ma nel corso del Novecento ha dovuto fare i conti con i popoli come soggetti portatori di pretese proprie. Da questa tensione nasce l'intera materia. Per vedere come funziona la distinzione in un caso vicino a noi puo essere utile leggere la differenza tra Veneto, Venezia e Nazione Veneta: territorio amministrativo, citta storica e comunita politica sono tre cose che vale la pena tenere separate.

Da dove arriva l'idea di diritti collettivi

Per secoli il diritto tra le nazioni si e occupato quasi soltanto di guerra e di pace: come si dichiara un conflitto, che cosa si puo fare ai prigionieri, quanto vale un trattato, quali immunita spettano agli ambasciatori. I giuristi europei della prima eta moderna cercavano regole comuni capaci di reggere anche quando le armi si muovevano. In quel quadro le popolazioni non erano soggetti: erano oggetto delle decisioni dei sovrani, che si scambiavano province come si scambiano beni.

Il cambiamento arriva per gradi ed e lento. Nell'Ottocento matura in Europa l'idea che le nazioni abbiano un titolo a esistere politicamente. Alla fine della Prima guerra mondiale il principio di nazionalita entra ufficialmente nella ridefinizione dei confini, anche se applicato in modo molto disuguale a seconda di chi aveva vinto. Dopo la Seconda guerra mondiale, con la nascita delle Nazioni Unite e poi con la stagione della decolonizzazione, il vocabolario cambia di nuovo: si comincia a parlare di diritti che appartengono ai popoli in quanto tali, e non soltanto agli Stati che dicono di rappresentarli.

Dove sono scritti i diritti dei popoli

Non esiste un codice unico a cui rivolgersi. I riferimenti sono sparsi in documenti diversi, con forza giuridica diversa. I principali sono questi.

  • La Carta delle Nazioni Unite (1945). Tra i fini dell'organizzazione compare il rispetto del principio dell'uguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli. E un riferimento importante ma volutamente generico, e proprio per questo viene interpretato in modi molto diversi: abbiamo dedicato un approfondimento a che cosa dice davvero la Carta delle Nazioni Unite sull'autodeterminazione.
  • La Dichiarazione universale dei diritti umani (1948). Parla di individui piu che di comunita, ma fissa il presupposto su cui poggia tutto il resto: la pari dignita di ogni persona.
  • I due Patti internazionali del 1966, uno sui diritti civili e politici e uno sui diritti economici, sociali e culturali. Il loro primo articolo, identico in entrambi, afferma che tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminarsi. E il passaggio in cui il principio smette di essere solo un obiettivo politico e diventa contenuto di un trattato.
  • Le risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU. Non vincolano come i trattati, ma nel tempo hanno precisato che cosa significhi concretamente il principio, soprattutto negli anni della decolonizzazione.
  • Strumenti regionali e piu recenti, come la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli o la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, che estendono il ragionamento a situazioni molto diverse fra loro.

Quali diritti vengono riconosciuti

Messi insieme, questi documenti disegnano un nucleo abbastanza riconoscibile. In forma sintetica, si possono indicare cinque famiglie di diritti.

  • Il diritto all'esistenza. Un popolo non puo essere cancellato, deportato o assimilato con la forza. E il diritto piu elementare ed e anche quello che ha prodotto le condanne internazionali piu nette.
  • Il diritto all'autodeterminazione. Cioe a decidere liberamente il proprio statuto politico e il modo in cui organizzarsi. E il cuore della materia ed e anche la parte piu controversa.
  • Il diritto alla propria lingua e alla propria cultura. Comprende l'uso pubblico della lingua, la trasmissione alle generazioni successive, la tutela del patrimonio. E il terreno su cui la distanza fra principio dichiarato e pratica quotidiana resta piu ampia.
  • Il diritto a disporre delle proprie risorse. Nato nel contesto della decolonizzazione, riguarda la possibilita di decidere come venga usata la ricchezza prodotta su un territorio.
  • Il diritto a non essere discriminati in quanto appartenenti a un gruppo, nell'accesso ai servizi, al lavoro, alla rappresentanza politica.

Il nodo vero: chi li fa rispettare

Qui una guida onesta deve rallentare. Il diritto internazionale non ha una polizia, e non ha un tribunale generale a cui un popolo possa rivolgersi come un cittadino va dal giudice. Gli organi esistenti sono pensati soprattutto per le controversie fra Stati, e sono gli Stati a decidere se accettarne la competenza. Un popolo privo di uno Stato proprio si trova quindi in una posizione asimmetrica: ha diritti riconosciuti sulla carta e pochi strumenti diretti per farli valere.

C'e poi un principio che tira nella direzione opposta, ed e l'integrita territoriale degli Stati esistenti. L'ordinamento internazionale cerca di tenere insieme le due esigenze, e il compromesso piu usato consiste nel distinguere un livello interno e uno esterno del principio: il primo riguarda il modo in cui un popolo partecipa alle decisioni dentro lo Stato in cui si trova, il secondo riguarda la possibilita di cambiare quel quadro. E una differenza che conviene capire bene, e che abbiamo spiegato con calma nell'articolo su autodeterminazione interna ed esterna.

Il risultato pratico e che i diritti dei popoli funzionano meno come regole automatiche e piu come argomenti: strumenti di pressione, criteri di legittimita, punti di riferimento nelle trattative e nel giudizio dell'opinione pubblica internazionale. Non e poco. Ma e diverso dall'idea che basti citare un documento per ottenere un risultato.

Perche questa materia riguarda anche il Veneto

Chi si occupa di identita e di istituzioni venete incontra prima o poi questo vocabolario, e conviene usarlo con precisione. Dire che i Veneti sono un popolo significa sostenere che esiste una comunita con lingua, storia e tradizione istituzionale proprie: e un'affermazione che si argomenta con elementi verificabili, non con slogan. Dire che a quel popolo spettano dei diritti significa collocarsi dentro un quadro giuridico che ha regole, condizioni e limiti, e che va conosciuto anche nelle sue parti scomode.

La cosa piu utile, in un dibattito che spesso si scalda, e tenere separate le domande. Una e: esiste un popolo veneto, e con quali caratteri. Un'altra e: quali diritti gli riconosce il diritto internazionale. Un'altra ancora e: quali percorsi concreti sono praticabili, con quali tempi e con quali costi. Confonderle produce discussioni infinite; distinguerle permette di ragionare, e anche di essere piu convincenti con chi non e d'accordo.

Se vuoi proseguire, il passo successivo naturale e mettere a fuoco il principio che sta al centro di tutto: ne parliamo in modo dedicato in che cos'e il diritto all'autodeterminazione dei popoli. Se invece ti interessa soprattutto chiarire le parole che circolano nel dibattito di ogni giorno, e piu indicato l'approfondimento su autonomia, indipendenza e autodeterminazione e le differenze fra questi tre concetti.

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