Un diritto riconosciuto a metà
C’è una promessa scritta nella Carta delle Nazioni Unite: i popoli hanno il diritto di decidere del proprio destino. È una frase breve e solenne, nata dalle macerie della seconda guerra mondiale e dal lungo tramonto degli imperi coloniali. Per decenni ha voluto dire bandiere nuove issate su capitali nuove, dall’Africa all’Asia.
Poi c’è quello che accade quando qualcuno prova a farla valere oggi, in Europa, dentro uno Stato che di coloniale non ha nulla. Lì la promessa si fa sfuggente: gli Stati sovrani resistono, il sistema internazionale protegge l’integrità territoriale, e un principio che sulla carta è un pilastro diventa, nei fatti, un diritto riconosciuto a metà.
È esattamente in questa crepa — tra il principio e la sua applicazione — che si infila il volume di Susy Infanti.
Il libro: Autodeterminazione dei popoli e il caso della Nazione Veneta autodeterminata
Centottantotto pagine per fare una cosa semplice e faticosa: mettere in fila che cosa dice davvero il diritto internazionale, e che cosa succede quando un popolo prova a invocarlo.
Si comincia dal confine più sottile di tutti, quello tra autodeterminazione interna ed esterna: la differenza tra chiedere di governarsi in casa propria e chiedere di uscire dalla porta. Poi il libro va a vedere com’è andata altrove. Il Kosovo che dichiara e ottiene. Il Québec che interroga la propria Corte suprema e riceve una risposta più sfumata di un sì o di un no. La Catalogna che sbatte contro un muro costituzionale. La Scozia che il suo referendum riesce a negoziarlo. Il Sud Sudan che arriva fino in fondo.
Al centro dell’indagine, il caso veneto. Non trattato come una curiosità locale, ma come un laboratorio a cielo aperto: la storia lunga, le contestazioni sull’annessione del 1866, il ruolo delle leggi che hanno portato in Italia i Patti ONU — la legge 881 del 1977 — e i paletti piantati dall’ordinamento costituzionale italiano.
Autodeterminazione dei popoli e il caso della Nazione Veneta autodeterminata
di Susy Infanti · Diritto, politica e soggetto giuridico di diritto internazionale
- Il confine tra autodeterminazione interna ed esterna nel diritto internazionale
- La giurisprudenza a confronto: Kosovo, Québec, Catalogna, Scozia, Sud Sudan
- Il caso veneto: storia, annessione del 1866 e diritto consuetudinario
- Modelli di autogoverno pacifico e soggetti di diritto privi di territorio
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Cosa c’è dentro il volume
L’opera si regge su quattro pilastri, che l’autrice stessa indica come i punti chiave del lavoro.
- Quadri normativi e internazionali
- Come il principio di autodeterminazione è cambiato dentro le carte ONU, e uno sguardo critico al ruolo degli organismi di controllo internazionali: ISO, ICAO, UPU.
- Il contesto italiano
- Il difficile equilibrio tra l’articolo 5 della Costituzione — unità e indivisibilità della Repubblica — l’autonomia differenziata e la sovranità popolare.
- Il caso Veneto
- Storia, diritto consuetudinario, dinamiche identitarie e riforme legislative, a partire dalle contestazioni sull’annessione del 1866.
- Modelli pratici di autogoverno
- Dalle strategie di rappresentanza e diplomazia tra popoli fino all’analisi di fattibilità per enclavi giuridiche e soggetti funzionali di diritto internazionale.
Le ipotesi più discusse
Nella parte finale il libro si spinge dove il terreno è meno battuto. L’autrice esamina modelli giuridici non conflittuali: l’ipotesi dell’enclave funzionale, e l’analogia con quei soggetti che siedono nel diritto internazionale senza possedere un metro quadrato di territorio — il Sovrano Militare Ordine di Malta è l’esempio che tutti conoscono.
Sono pagine che vanno lette per quello che sono: ipotesi di lavoro, costruite per stare dentro la cittadinanza e l’ordinamento vigente, non scorciatoie già percorribili. Il libro tiene ferma questa distinzione, e conviene tenerla ferma anche fuori dal libro: la differenza tra autonomia, indipendenza e autodeterminazione è il punto esatto in cui si perde la maggior parte delle discussioni.
A chi si rivolge
Non è una lettura leggera, e non finge di esserlo. È pensata per studiosi di diritto internazionale, costituzionalisti e attivisti — ma anche per chi, senza titoli da esibire, vuole capire dove sta andando il dibattito sulla sovranità popolare e sulle autonomie nell’Europa di oggi.
Se parti da zero, conviene arrivarci per gradi: prima quali criteri definiscono uno Stato secondo la Convenzione di Montevideo, poi la differenza tra Veneto, Venezia e Nazione Veneta. Da lì in avanti il resto scorre meglio.
